|
Pubblicato su politicadomani Num 55 - Febbraio 2006
Occupazione e diritti
Sommerso ovvero il “gioco delle convenienze”
"Viaggio" alle radici del fenomeno del lavoro illegale e irregolare
di Fabio Antonilli
Indagare sul fenomeno e sulle cause del lavoro sommerso in Italia significa, prima che rilevare i cambiamenti che sono avvenuti nella nostra economia, ammettere le disfunzioni dell'intero "sistema Italia", e l'incapacità finora dei governi di porre efficaci rimedi al problema.
Il lavoro sommerso riguarda tutte quelle attività lavorative che in qualche modo non rispettano le previsioni di legge e che, di conseguenza, ruotano nell'ambito della illegalità. È necessario, però, operare una distinzione.
Prestare lavoro presso un'impresa o a domicilio senza regolare contratto significa compiere un'attività illegale. Cosa ben diversa è, invece, rilevare che le ragioni di tale comportamento non sono necessariamente economiche - la necessità di sottrarsi all'imposizione fiscale e al peso degli oneri sociali sul salario - ma anche giuridiche: le leggi sono diventate, per così dire, inadeguate a regolare il lavoro nella società dei servizi - la società post-fordista -, una società cioè che rispetto a quella in cui la legislazione sul lavoro è stata pensata e realizzata è profondamente cambiata.
Da circa la metà degli anni '70 il lavoro ha subito profonde trasformazioni. Di conseguenza il supporto normativo che regola i rapporti di lavoro è percepito come inadatto ed eccessivamente rigido. È proprio delle esigenze degli imprenditori - alle prese, da questo periodo in poi, con indispensabili ristrutturazioni aziendali - che si è cominciato a parlare di lavoro flessibile, detto anche "no standard" perché nasce dalla necessità delle imprese di avere da parte dei lavoratori prestazioni che non rientrano più nel tipico contratto di lavoro subordinato.
Insieme al lavoro subordinato iniziano ad essere obsoleti anche i ritmi ad esso connaturati quali la prestazione settimanale, il tempo pieno e il tempo indeterminato. Emergono così forme di lavoro "atipico" come il part-time, il lavoro a termine, il lavoro para-subordinato o autonomo: queste forme contrattuali se da parte imprenditoriale sono apprezzate perché garantiscono le prestazioni di cui necessita un sistema di produzione rinnovato - che punta sulla flessibilità e la disponibilità dei propri lavoratori in tempi determinati e contingenti -, da parte dei lavoratori sono sinonimo di precarietà e incertezza, in ordine alla propria vita lavorativa e privata. Al momento attuale infatti queste forme di lavoro non assicurano le stesse tutele e gli stessi diritti previsti per il lavoro subordinato standard, tipico della società fordista del 1900. Se poi si tiene in considerazione che garantire i diritti dei lavoratori significa sostenere spese sociali e fiscali, si comprende come le imprese siano fortemente tentate di sottrarsi a questi obblighi di legge.
Con la legislazione vigente assumere un lavoratore a tempo parziale costa meno che assumerne uno a tempo pieno, così come è economicamente più conveniente per l'impresa far firmare al lavoratore un contratto di collaborazione coordinata e continuativa anziché un contratto di lavoro subordinato. Resta però il dubbio se poi, in realtà, il rapporto avvenga concretamente in base a quanto pre-stabilito dalle parti o non avvenga, invece, in maniera diversa. Sono infatti numerosissimi i casi in cui nonostante le parti del contratto abbiano optato ad esempio per il part-time, si ritrovino poi a realizzare un full-time evidentemente non dichiarato. Ancor più frequente è il caso di co.co.co. che sono in realtà lavoratori subordinati a tutti gli effetti che non godono però, per il lavoro che effettivamente fanno, dei diritti previsti dalla legge e dai contratti collettivi.
Il lavoro sommerso nasce proprio da questo, dal tentativo cioè di sottrarsi parzialmente o totalmente agli obblighi legislativi. Si tratta di quello che Marco Biagi definiva "il gioco delle convenienze". Insomma fin quando, per il datore di lavoro, ci sarà un tipo di contratto meno oneroso di un altro è inevitabile che il sommerso andrà ad ingigantirsi sempre di più, a scapito anche dell'erario che vedrà assottigliarsi le entrate per oneri sociali.
Caratteristiche principali dei redditi minimi nei paesi della CEE |
|
Gran Bretagna |
Germania(RFT) |
Paesi Bassi |
Belgio |
Lussemburgo |
Francia |
Denominazione |
Income Support + Family card |
Aiuto al sostentamento |
Sost.Assist. reddito |
Minimo assistenziale |
Reddito minimo garantito |
Reddito minimo di ingresso |
Data di avvio |
1948 |
1961 |
1963 |
1974 |
1986 |
1988 |
Istituzione responsabile |
Min. sicurezza sociale |
ND |
Ministero Servizio Sociale |
CPAS |
Serv. naz. Per RMG |
Delegaz. Intermin. RMI |
Parametri |
Paniere |
Paniere |
Salario minimo |
prezzi |
Minimi sociali |
ND |
% finanziamento
dello Stato |
100,00% |
0%: Trasferimento alle Regioni (Land) |
90,00% |
50,00% |
100,00% |
83,00% |
Età minima |
18 |
ND |
23 |
21 |
30 |
25 |
Condizioni |
Residente da più di 10 anni |
Cittadinanza |
Residenza legale |
Residente CEE da più di 5 anni |
Residente da più di
10 anni |
ND |
Beneficiari |
Persona |
Persona |
Persona |
Persona |
Persona |
Persona |
Durata |
Illimitata |
Illimitata |
ND |
ND |
ND |
3 mesi rinnovabile |
Diritti associati |
Riscaldamento, Assicurazione. malattia |
Riscaldamento |
Riscaldamento, Assicurazione malattia |
Assicurazione malattia |
ND |
Riscaldamento, Assicurazione malattia |
Contropartita |
ND |
Lavoro |
ND |
Disponibilità di lavoro |
Contratto |
Contratto d'inserimento |
 
|
|
|